Franca Tessari

Mi chiamo Franca Tessari, abito a Ventimiglia e sono una insegnante in pensione.
Sono stata ormai quattro volte alla Fondazione Oasi di Amore e di Pace ONG, ogni volta per circa sei settimane. E sempre sono ritornata con gli occhi pieni di cose belle vissute, ma soprattutto con il cuore gonfio dell’amore e della gratitudine che mi hanno dimostrato i ragazzi. Hanno ormai raggiunto il centinaio i bigliettini di commiato che ho ricevuto ad ogni mia partenza, scritti e decorati da loro, per dirmi il loro grazie e raccomandarmi di salutare e ringraziare “tutti i gentili benefattori che dall’Italia pensano a loro”. Uno dei più piccoli mi ha donato una rosa, raccomandandomi “quando arrivi in Italia, mettila nell’acqua, perché non si sciupi”, senza pensare che il viaggio dura circa due giorni…
Il mio primo viaggio è stato nel 2010: la Fondazione aveva circa tre anni di vita. Esistevano solo la Casa degli Angeli , che ospitava circa 25 bambini, e la Casa Italia, per i volontari, ma già stavano prendendo piede gli allevamenti, i frutteti e le coltivazioni.
Quello che mi ha stupito è stato il clima di serenità e di amore che si respirava, non solo tra i bambini ma anche tra coloro che li custodivano. Ho visto tante volte una sorella di don Rito, di servizio in cucina, prendere in braccio uno dei bambini più piccoli e cullarlo “perché ha bisogno della mamma”, oppure sentirmi dire “ogni ragazzo più grande ha in tutela uno dei piccoli per seguirlo, aiutarlo e stargli vicino”.
E il senso di responsabilità che si era instaurato in loro: ciascuno, a turno, aveva il suo compito giornaliero: chi aiutando in cucina o lavando i piatti, chi nelle pulizie, chi nei campi o con gli animali… ma sempre con il sorriso sulle labbra, sempre con la voglia di ridere e scherzare tipica dei ragazzi, e “per fare più bella l’Oasi di Pace, che è la nostra casa”. Tutti infatti provengono da villaggi sperduti nella foresta e tutti hanno fatto esperienza di scontri armati e di sfollamenti…
Durante la mia permanenza, non gli è sembrato vero di poter organizzare serate e feste in mio onore, in cui si sono esibiti i loro gruppi musicali e di ballo folkloristico, con musica, tanta musica. Del resto, tutta la loro vita quotidiana è scandita dalla musica, tranne nei momenti di studio: allora, silenzio assoluto.
Come non volere ritornare? Da allora, sono stata alla Fondazione altre tre volte: e sempre mi sono meravigliata dei grandi passi compiuti nel frattempo e delle cose nuove e bellissime che io stessa non avrei creduto possibili: la fattoria didattica con la porcicoltura e l’impianto di biogas, gli allevamenti ittici, le coltivazioni che si sono moltiplicate e allargate (ora si è aggiunto anche il caffè), la scuola di meccanica e nuove costruzioni per rendere più agevole e confortevole il tutto…
Ma soprattutto, ciò che mancava per il futuro dei ragazzi: la Residenza Universitaria Semillas, a 25 Km di di distanza, che permette ai giovani anche provenienti da grandi distanze e da situazioni difficili di frequentare la vicina università. Anche il Semillas, grazie alla collaborazione dei benefattori e dei volontari italiani e grazie al lavoro e all’impegno costante dei ragazzi che vi alloggiano, si sta arricchendo di nuove opere: il campo di calcio, nuovi saloni di studio, la tettoia per parcheggiare le motociclette, i magazzini, e ora un bacino idrico destinato ad alimentare i laghi dell’itticoltura e ad irrigare i campi.
L’ultima volta che mi sono recata laggiù è stato due anni fa, nell’estate del 2015.
Ritornarci? Perché no? Il desiderio è grande… Se Dio vuole… Lasciamo fare alla Divina Provvidenza.

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